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» Santa Corona » La storia » Notizie storiche
su Santa Corona |
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Santa Corona
è la patrona di Canepina e viene commemorata, secondo il martirologio
geronimiano, il 14 maggio. Santa Corona, insieme al martire San Vittore,
è anche la patrona di Feltre, una cittadina in provincia di Belluno.
Il nome di Santa Corona è legato in maniera inscindibile a quello
di San Vittore.
La vita e gli atti del martirio dei SS. Vittore e Corona - come del
resto quelli di innumerevoli altri martiri delle origini cristiane
- sono in gran parte avvolte dalla leggenda.
Molti, equivocando, credono che i due fossero amici, o conoscenti,
o addirittura marito e moglie; invece nemmeno si conoscevano. La loro
storia si intreccia nell'anno 171.
Vittore era un soldato romano, originario della Cilicia, convertito
al cristianesimo, che serviva l'imperatore Antonino Pio (secondo altri
testi Marco Aurelio Antonino) ad Alessandria di Siria (Alessandria
d'Egitto secondo alcuni testi) sotto il quale si ebbe una recrudescenza
degli atti di persecuzione contro i cristiani.
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| Una riproduzione del martirio
di S.Corona |
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Portato davanti ad un Tribunale Romano egli si dichiarò Cristiano
e fu per questo condannato a morte per supplizio.
Gli fu però concesso
di aver salva la vita se avesse offerto sacrifici agli dei pagani.
Vittore rifiutò fermamente affermando che non riconosceva altro Dio
che non fosse quello dei Cristiani. Il Prefetto Sebastiano, sdegnato,
ordinò di sottoporlo ad una serie di indicibile torture.
Per ogni tortura inflitta gli aguzzini rivolgevano una domanda al
presunto reo:
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| Un'immagine notturna del
monastero di S.Vittore e S. Corona a Feltre (Belluno) |
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questi, toccato dalla grazia, rispondeva come un illuminato
dottore di chiesa: ad ogni risposta aumentava l'atrocità delle torture
e ad ogni tortura aumentava la sapienza del santo.
Vittore fu bruciacchiato con pece ed
olio ardente, accecato e sospeso per tre giorni con la testa all'ingiù
e scarnificato: ma egli sopportò tutto con invitta costanza,
senza mai piegarsi.
Una giovane sedicenne, sposata da appena un anno, di rara bellezza,
anche lei convertita al Cristianesimo, di nome Corona ( o Incoronata
o Stefania) presente al supplizio, ammirata da quella indomabile fede,
si dichiarò anch'essa profondamente cristiana.
Condotta quindi alla presenza di Sebastiano, e minacciata di morte
se non si fosse piegata a sacrificare agli dei pagani Corona animosamente
si rifiutò: nella sua giovane età, quando gli ideali
sono i più puri e gli slanci i più generosi, ella offrì
a Dio ogni suo casto palpito e col coraggio della Fede affrontò
il martirio.
Il prefetto la fece allora legare per i piedi alla cima di due alberi
piegati a forza, che raddrizzandosi violentemente ne squarciarono
miseramente il corpo; dette quindi anche l'ordine che Vittore venisse
decapitato.
Corona e Vittore furono sepolti insieme e da qui comincia la leggenda
sulla traslazione dei loro corpi. La più antica testimonianza
che li ricorda è l'iscrizione latina, incisa su
una tavoletta plumbea, rinvenuta entro l'Arca dei martiri il 19
maggio 1943, allorchè fu compiuta l'ultima ricognizione sui
Corpi dei Santi (effettuata a causa di una disputa suscitata dalla
cittadina di Otricoli (TR) che reclamava l'onore di accogliere sulle
sue terre i corpi dei due martiri).
L'iscrizione, incisa sulla tavoletta
di piombo è la seguente :
"Anno CCV ab incarnato verbo - sub Antonino Cesare
- Corpora Sanctorum Martyrum - Victoris et Coronae - transvecta
sunt a Theodoro Martyre - et a me indigno Solino - episcopo
urbis Ceroniae - hic recondita sunt sub die XVIII septembris
- in Christo Iesu".
(Traduzione: "Nell'anno 205 dalla nascita di Cristo - sotto Antonino
Cesare - i corpi dei SS. Martiri Vittore e Corona furono trasportati
per mare dal martire Teodoro, e da me indegno Solino, vescovo di Ceronia,
composti in Gesù Cristo, il 18 settembre" ).
L'iscrizione accenna a due fatti, distinti e lontani nel tempo, compiuti
da due diverse persone. Il primo riguarda la traslazione dei corpi
dei Martiri da Alessandria di Siria (o Alessandria d'Egitto o dalla
Cilicia) nell'isola di Cipro, per opera di Teodoro (più tardi
vescovo di Ceronia e martire) nell'anno 205 d.C.; il secondo ricorda
come il vescovo di Ceronia Solino provvedesse a far trasportare le
spoglie dal primitivo luogo di deposizione (forse una grotta) in altro
più degno, collocandole entro un'Arca di piombo. Questa traslazione
avvenne, sotto l'episcopato di Solino, quattro secoli dopo quella
teodoriana, il 18 settembre, che ancora oggi è considerato,
assieme al 14 maggio, giorno festivo dei Martiri. |
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Poche ed incerte notizie
abbiamo circa le successive traslazioni delle spoglie dei due Santi.
Nell'anno 802, dopo che l'isola venne attaccata dagli arabi, furono
portati in Sicilia dove stettero due anni; da qui furono portati a
Venezia. Circa due secoli dopo un prestigioso vescovo, per dar lustro
alla città di Feltre, una cittadina a pochi chilometri dalla laguna,
li fece traslare sul monte Miesna. Qui , su uno sperone roccioso,
nel 1096 il crociato Giovanni da Vidor fece erigere la chiesa stile
romanico con influssi bizantino-ravennati dove venne collocata l'urna
contenente i martiri Vittore e Corona. |
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| Vista dall'alto
del Monastero dei Santi Vittore e Corona a Feltre (Belluno) |
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Nell'anno 1354, Carlo IV
di Boemia, recandosi a Roma per essere incoronato imperatore attraversò
la città di Feltre; gli abitanti di Feltre non seppero far meglio
che offrire al futuro imperatore la testa di Vittore ed il braccio
di Corona. Carlo IV accettò il macabro dono e continuò il suo viaggio
per Roma. Divenuto imperatore e tornato a Praga custodì le reliquie
donategli. Un macabro destino hanno subito i due martiri: squartati
a causa della loro fede e per quella stessa fede furono amputati una
seconda volta a più di mille anni di distanza. |
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| Un'immagine del chiostro
nel monastero di Santa Corona e San Vittore a Feltre (Belluno) |
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