«  Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi. »

[Albert Einstein]
    Oggi è : Sant'Alfonso de L. Canepina (VT)    - 01/08/2010 - Ora: 2.38.31
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La Chiesa di Santa Corona - Notizie storiche
E' sicuramente una delle chiese più antiche di Canepina. Costruita sul "monte più vicino" al paese, esisteva già alla fine del 1200, quando Onorio IV la concesse al Monastero di S. Silvestro in Capite di Roma, con alcuni territori confinanti.
In un atto del 1348, troviamo: "... Tuccio Transanelli, di Canepina...lasciò...5 soldi per il restauro della chiesa di Santa Corona".
In un altro, del 1490, è registrato a suo favore, un altro lascito di 5 scudi, fatto da Domenico Cifalassi.
Nel 1479, Sisto IV assegnò la chiesa al milanese don Pietro e nella Visita del 1571, viene descritta come "unita al monastero delle monache di San Silvestro di Roma".
Dalla Visita del 1630 conosciamo come vi si celebrasse una solenne Messa nel giorno della Santa, anche se la chiesa, allora, era ormai fatiscente.
Il vescovo del tempo, Mons. Angelo Gozzadini, ordinò che venisse sistemato ciò che rimaneva dell'altare e della chiesa ed obbligò l'arciprete ad impegnare tutte le entrate per tale scopo. Furono utilizzati così venti scudi lasciati da Alberto NIcolai, ma non furono sufficienti.
Si cercarono altri soldi, però non furono trovati.
Nella Visita del 1691, il vescovo Mons. Leoncilli ordinò alle suore di San Silvestro in Capite di Roma di rinnovare in maniera decente i candelabri e la croce dell'altare, di accomodare e di dipingere la chiesa, di risistemare il tetto in maniera d'evitare che la pioggia cadesse all'interno e di accomodare la campana; il tutto doveva essere eseguito nel termine di un anno.
Ma l'ordine non fu subito eseguito; però all'inizio del 1700, per cercare di andare incontro alle richieste del vescovo, le suore di San Silvestro concessero la chiesa ed i terreni adiacenti in enfiteusi a don Giovanni Luzi, arciprete di Canepina, con l'obbligo di effettuare tutti i miglioramenti necessari. Ma il Luzi non fece nulla e pertanto ritornò tutto alle monache.
Nella Visita del 1732, Mons. Tenderini si rivolse alla comunità di Canepina, affinchè facesse ogni sforzo per accomodare la chiesa in una forma "più elegante" e cercasse di non farla cadere in rovina.
Nel 1740, ancora una volta le suore la concessero in enfiteusi; questa volta fu ceduta a don Felicissimo Litta che poi passò il tutto a don Girolamo Petti.
La struttura, però, era andata sempre più in rovina, fino a che caduto il tetto, fu chiusa e così rimase per circa 40 anni. Quando nel 1772, si stava restaurando l'altare di Santa Corona, nella Collegiata, il magistrato dell'epoca chiese un contributo alle suore di San Silvestro; esse risposero concedendo tutto il materiale che poteva essere ricavato dalle pareti della chiesa di Santa Corona ormai crollate e da quelle che ancora stavano in piedi.
Ma tutto il popolo canepinese si sollevò impedendo che ciò avvenisse.
Il canonico Moscatelli, che aveva beni confinanti con la chiesa, la prese in enfiteusi e così si accollò la spesa del restauro cercando di renderla "officiabile".
Terminati i lavori, il 13 maggio 1836, vigilia della festa della Santa Patrona, tutto il capitolo vi andò a cantare i vespri ed il giorno dopo si "andò processionalmente a cantare messa solenne, come tuttora si costuma" scrive il relatore della Visita del 1852.
Nella suddetta visita è anche scritto che:

"... la suddetta chiesa è lunga palmi 50, larga palmi 25, alta palmi 35: essa non appartiene a verun ordine architettonico; non esiste volta, ma bensì soffitto impianellato, ed il pavimento mattonato con mattoni di terra rossa con una linea di pietre di peperino nel mezzo, ed un gradino della stessa pietra dinanzi all'altare. Avvi una sola porta d'ingresso ed una finestra in mezzo alla facciata tutto in buonissimo stato, come ancora altra porta ad un lato che mette alla casa rurale annessa alla suddetta chiesa. L'altare è dedicato a S. Corona come rilevasi dal medesimo quadro, in cui vi è dipinta la sua immagine unitamente ad altri santi; vi è un piccolo campanile che è costruito con una scala a chiocciola; ... non esiste alcuna campana".
I fondi spettanti alla chiesa, in quel periodo, erano i seguenti:

  •   un castagneto in contrada San Giovenale accanto ai beni di don Felice Ribichini, Francesco Meloni ed il cav. Agostino Rem-Picci;
  •  un terreno alberato, accanto la chiesa di Santa Corona confinante con i beni del canonico Moscatelli e del cav. Rem-Picci;

  •  un pezzo di bosco, in contrada La Foia di S. Corona o Cunicchio, confinante con il fosso, con i beni di Pucciatti, con quelli della Rev. Camera Apostolica, e con quelli di Leali;

  •  un terreno a prato, presso il terreno precedente, confinante da più lati con Nicola Moscatelli, Pietro Bolognesi ed il castagneto di Rem-Picci;

  •  un castagneto, nella stessa contrada del precedente, confinanti con i beni della signora Preziosi Petti, del Moscatelli, con i beni della Compagnia del Gonfalone e quelli dei fratelli Bolognesi.

    Negli ultimi anni, sollecitati da don Giovanni Bitti, il Comitato dei festeggiamenti di Santa Corona e tutta la popolazione di Canepina sono riusciti a rifare completamente il tetto della chiesa ed il quadro della Santa è stato restaurato.
  • Notizie storiche tratte dal libro di Gianfranco Ciprini "Canepina: frammenti di storia e testimonianze di fede
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