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| Home »
Santa Corona » La
storia » Notizie storiche sulla Chiesa di S. Corona |
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E' sicuramente una
delle chiese più antiche di Canepina. Costruita sul "monte
più vicino" al paese, esisteva già alla fine
del 1200, quando Onorio IV la concesse al Monastero di S. Silvestro
in Capite di Roma, con alcuni territori confinanti.
In un atto del 1348, troviamo: "... Tuccio Transanelli, di
Canepina...lasciò...5 soldi per il restauro della chiesa
di Santa Corona".
In un altro, del 1490, è registrato a suo favore, un altro
lascito di 5 scudi, fatto da Domenico Cifalassi.
Nel 1479, Sisto IV assegnò la chiesa al milanese don Pietro
e nella Visita del 1571, viene descritta come "unita al monastero
delle monache di San Silvestro di Roma".
Dalla Visita del 1630 conosciamo come vi si celebrasse una solenne
Messa nel giorno della Santa, anche se la chiesa, allora, era ormai
fatiscente.
Il vescovo del tempo, Mons. Angelo Gozzadini, ordinò che
venisse sistemato ciò che rimaneva dell'altare e della chiesa
ed obbligò l'arciprete ad impegnare tutte le entrate per
tale scopo. Furono utilizzati così venti scudi lasciati da
Alberto NIcolai, ma non furono sufficienti.
Si cercarono altri soldi, però non furono trovati.
Nella Visita del 1691, il vescovo Mons. Leoncilli ordinò
alle suore di San Silvestro in Capite di Roma di rinnovare in maniera
decente i candelabri e la croce dell'altare, di accomodare e di
dipingere la chiesa, di risistemare il tetto in maniera d'evitare
che la pioggia cadesse all'interno e di accomodare la campana; il
tutto doveva essere eseguito nel termine di un anno.
Ma l'ordine non fu subito eseguito; però all'inizio del 1700,
per cercare di andare incontro alle richieste del vescovo, le suore
di San Silvestro concessero la chiesa ed i terreni adiacenti in
enfiteusi a don Giovanni Luzi, arciprete di Canepina, con l'obbligo
di effettuare tutti i miglioramenti necessari. Ma il Luzi non fece
nulla e pertanto ritornò tutto alle monache.
Nella Visita del 1732, Mons. Tenderini si rivolse alla comunità
di Canepina, affinchè facesse ogni sforzo per accomodare
la chiesa in una forma "più elegante" e cercasse
di non farla cadere in rovina.
Nel 1740, ancora una volta le suore la concessero in enfiteusi;
questa volta fu ceduta a don Felicissimo Litta che poi passò
il tutto a don Girolamo Petti.
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La struttura,
però, era andata sempre più in rovina, fino
a che caduto il tetto, fu chiusa e così rimase per
circa 40 anni. Quando nel 1772, si stava restaurando l'altare
di Santa Corona, nella Collegiata, il magistrato dell'epoca
chiese un contributo alle suore di San Silvestro; esse risposero
concedendo tutto il materiale che poteva essere ricavato dalle
pareti della chiesa di Santa Corona ormai crollate e da quelle
che ancora stavano in piedi.
Ma tutto il popolo canepinese si sollevò impedendo
che ciò avvenisse.
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Il canonico Moscatelli, che aveva beni confinanti con la chiesa, la
prese in enfiteusi e così si accollò la spesa del restauro
cercando di renderla "officiabile".
Terminati i lavori, il 13 maggio 1836, vigilia della festa della Santa
Patrona, tutto il capitolo vi andò a cantare i vespri ed il
giorno dopo si "andò processionalmente a cantare messa
solenne, come tuttora si costuma" scrive il relatore della Visita
del 1852.
Nella suddetta visita è anche scritto che: "...
la suddetta chiesa è lunga palmi 50, larga palmi 25, alta palmi
35: essa non appartiene a verun ordine architettonico; non esiste
volta, ma bensì soffitto impianellato, ed il pavimento mattonato
con mattoni di terra rossa con una linea di pietre di peperino nel
mezzo, ed un gradino della stessa pietra dinanzi all'altare. Avvi
una sola porta d'ingresso ed una finestra in mezzo alla facciata tutto
in buonissimo stato, come ancora altra porta ad un lato che mette
alla casa rurale annessa alla suddetta chiesa. L'altare è dedicato
a S. Corona come rilevasi dal medesimo quadro, in cui vi è
dipinta la sua immagine unitamente ad altri santi; vi è un
piccolo campanile che è costruito con una scala a chiocciola;
... non esiste alcuna campana".
I fondi spettanti alla chiesa, in quel periodo, erano i seguenti:
un castagneto in contrada San Giovenale accanto ai
beni di don Felice Ribichini, Francesco Meloni ed il cav. Agostino
Rem-Picci;
un terreno alberato, accanto la chiesa di Santa Corona confinante
con i beni del canonico Moscatelli e del cav. Rem-Picci;
un pezzo di bosco, in contrada La Foia di S. Corona
o Cunicchio, confinante con il fosso, con i beni di Pucciatti, con
quelli della Rev. Camera Apostolica, e con quelli di Leali;
un terreno a prato, presso il terreno precedente, confinante
da più lati con Nicola Moscatelli, Pietro Bolognesi ed il
castagneto di Rem-Picci;
un castagneto, nella stessa contrada del precedente,
confinanti con i beni della signora Preziosi Petti, del Moscatelli,
con i beni della Compagnia del Gonfalone e quelli dei fratelli Bolognesi.
Negli ultimi anni, sollecitati da don Giovanni Bitti, il Comitato
dei festeggiamenti di Santa Corona e tutta la popolazione di Canepina
sono riusciti a rifare completamente il tetto della chiesa ed il
quadro della Santa è stato restaurato.
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Notizie
storiche tratte dal libro di Gianfranco Ciprini "Canepina:
frammenti di storia e testimonianze di fede
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