Castello degli Anguillara
Quello che oggi si chiama Castello degli Anguillara perché fu l’ultima potente famiglia ad averne il possesso, fu costruito intorno alla metà del XI sec. dagli esponenti della famiglia Di Vico, potenti Ufficiali Prefetti di Roma. Il castello, nella funzione propriamente detta (da castrum, cioè accampamento militare), fu eretto come presidio su un dirupo allora inaccessibile, proprio per vigilare, con la sua torre d’oriente sulla piana del Tevere, da dove si temevano attacchi offensivi. Come tutti i castelli nelle alture vicine aventi le stesse funzioni, anche questo di Canepina subisce, nelle alterne vicende, i vari domini. Quando poi, alla fine del 1800 la famiglia degli Anguillara si trova in difficoltà economiche, una parte del castello viene frazionata in appartamenti civili e venduta direttamente a singoli privati; la parte restante, forse in cambio di qualche favore ricevuto, viene donata alla famiglia Rem – Picci come vitalizio. Ai primi del 1900 anche Rem – Picci fraziona in appartamenti civili l’altra parte che vende, donando la torre d’oriente, la più piccola, al comune di Canepina, il quale allestirà all’interno un museo della flora e della fauna, ora chiuso. Sul piazzale d’ingresso del castello, dove si immagina chiaramente vi fosse un tempo il ponte levatoio, vi è tuttora un pulpito da dove si dice, (la notizia è tramandata solo verbalmente), che predicò S. Bernardino da Siena.
Palazzetto Farnese
Fu fatto costruire da Alessandro Farnese, più noto come papa Paolo III, per il figlio Pierluigi, soltanto come sede di amministrazione dei beni, nel vasto territorio canepinese. Per la funzione alla quale era stato destinato, non compete in ampiezza e bellezza con gli altri edifici più ricchi d’arte sparsi nella vasta area geografica in cui dominarono i Farnese. Il palazzetto con la sua piccola mole fu ampliato successivamente nella parte sinistra. Ha una struttura solida, espressione di quell’architettura del XVI secolo che supera il linguaggio decorativo e si limita alla pura funzione delle forme. Da tempo ormai è sede del comune, ivi trasferitosi da un’antica costruzione di Via Porta Piagge.
Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari
Inaugurato il 14 gennaio 1988 il Museo è stato allestito all’interno dell’ex Convento dei Carmelitani ed è un interessante centro di documentazione culturale. Vengono qui conservati ed esposti i manufatti, gli oggetti, gli strumenti fondamentali del processo produttivo. considerato secondo tutti i punti di vista. Essi consentono concreti riferimenti alla realtà socio-economica del territorio; sviluppano una conoscenza delle attività e dei processi culturali in una realtà storicamente determinata e consentono di recuperare il modo di vivere di una comunità in una particolare epoca storica. Il Museo è suddiviso in numerose sezioni, corredate da pannelli grafici e fotografici, dove ogni aspetto della vita comunitaria viene preso in considerazione.
Chiesa Santa Maria Assunta
Per questa chiesa abbiamo idee confuse circa la data di costruzione, ma se oggi i nostri sguardi si possono distendere su queste armoniose forme architettoniche e se possono godere dei suoi blocchi di roccia rosacea che, all’imbrunire, assumono riflessi cromatici di rara bellezza, lo dobbiamo a quell’Antonio Cordini da Sangallo detto il giovane, nipote di Antonio il vecchio, che nel 1492 la restaurò; e come vollero i canepinesi, la fece somigliante a quella della Madonna della Quercia. Questo perché quattro anni prima era avvenuto un miracolo. Una veduta della chiesa Collegiata. In breve: Don Simone Foglietta, un prete di Canepina, si recava a dir messa ogni sabato alla chiesa della Madonna della Quercia, percorrendo in pellegrinaggio a piedi, come tutti i devoti canepinesi, la via Romana, (quella per Bagnaia). In Canepina il prete frequentava, per sincera amicizia, una onorata famiglia, quando in essa una giovane ragazza rimasta incinta, non volendo rivelare il nome dell’amante, incolpa a torto l’onesto, allibito Don Simone. Una veduta della chiesa Collegiata. L’innocente si difese con la semplice difesa degli innocenti e disse in pubblico che avrebbe continuato ad andare a dir messa al sabato alla Madonna della Quercia. Ciò udito dai parenti, questi l’aspettarono quel sabato di giugno ai confini di Viterbo: quando venne, come lupi gli si gettarono addosso, lo spogliarono, lo accoltellarono, gli squarciarono il ventre, si che con tutte le budella fuoriuscite lo lasciarono quasi morto fra certi sterpi e spine. Ora leggiamo quanto scrive fra Tommaso Bandoni nel 1625: “A Don Simone Foglietta comparse la Madonna lo levò su e li disse che andasse alla Quercia et andò et portò tutto il ventre aperto con l’interiori fuora et avanti alla Madonna si sanò et celebrò la messa et visse anco doppo alcuni anni e vidde la sua innocentia e la potestà di Maria”. (Questo miracolo venne poi affrescato in una lunetta del chiostro e sulla porta centrale, all’interno della chiesa della Madonna della Quercia, dal viterbese Angelo Picciotti nel 1630). Questa nostra chiesa di S. Maria Assunta ospita la statua di Santa Corona, Patrona del paese, che viene portata in processione nel mese di maggio.